La pubblicità bandita inquanto degrado ambientale
Sono trascorsi quasi quattro anni da quando, nel gennaio del 2007, entrò in vigore la cosiddetta Lei Cidade Limpa (legge Città pulita) emanata dal sindaco di San Paolo (Brasile), Gilberto Kassab. Questa legge impone il divieto di qualsiasi forma di pubblicità esterna nella città. E’ stata, quindi, rimossa da strade, edifici, arredamento urbano e persino veicoli, la giungla di cartelli, cartelloni, manifesti, schermi ed altre forme di inquinamento visuale pubblicitario. Furono, inoltre, ridimensionate le insegne dei negozi, e limitato l’uso degli volantini. E non stiamo parlando di una piccola cittadina di periferia, ma di una megalopoli da 11 milioni di abitanti!
Immaginate il sollievo per gli occhi e per la mente, la libertà di girare per la città senza sentirsi continuamente assillati dall’onnipresente messaggio martellante:
compra, Compra, COMPRA, COMPRA, C O M P R A !!!
Meno stress, meno rifiuti, meno distrazioni per chi guida, la riscoperta dei tanti tesori architettonici della città e, purtroppo, com’è accaduto, anche la scoperta di “nuovi” scempi (baraccopoli, sweatshops ecc.) precedentemente nascosti dietro foreste di cartelloni.
Mi avrebbe fatto piacere dire anche “meno incitamento al consumismo”, proposito improbabile nella realtà del nostro sistema economico. Infatti i pubblicitari, che inizialmente si opposero vigorosamente al provvedimento, presto trovarono altri modi per bersagliare i loro bersagli, e molti si unirono alla stragrande maggioranza di cittadini favorevoli.
Ovviamente rimane un bel po’ di inquinamento da combattere, ma forse questo provvedimento è riuscito ad infrangere un mito. La pubblicità non è più sacrosanta. Il successo del progetto Cidade Limpa ha, infatti, destato l’interesse di altri comuni brasiliani, che hanno promulgato leggi analoghe. Possiamo quindi sperare anche noi in un ambiente urbano meno invadente, aggressivo e assordante? Magari dopo la legge sul conflitto di interessi…




